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Sabato, 14 Aprile 2018 - "Liolà" - Luigi Pirandello

Sabato, 14 Aprile 2018 - ore 20,30
Luigi Pirandello
LIOLA’ - Commedia Brillante in tre atti

Compagnia Teatrale “Comica”
Regia di Enzo Firullo

Liolà

Liolà è una commedia di Luigi Pirandello scritta in lingua siciliana nel 1916 durante la prima guerra mondiale, in un momento molto doloroso per la vita dell'autore: il figlio era detenuto in un campo di prigionieri di guerra e la moglie cadeva in sempre più frequenti crisi della sua malattia mentale. L'opera invece, nonostante questa angosciosa condizione della vita dell'autore, è molto giocosa ed allegra, quasi spensierata, al punto che l'autore stesso dirà «è così gioconda che non pare opera mia».
Liolà, è una commedia che racconta la storia di un giovane allegro, uno sciupa femmine innamorato della musica, di quel canto con il quale rende tutti gioiosi. Liolà è un tipo simpatico, amato da tutte le donne e nonostante la sua giovane età ne ha già messe incinta ben tre diverse ed ha tenuto per correttezza con se i figli da queste partoriti. Dopo un’avventura con Tuzza, la giovane nipote di Simone (uomo vecchio ma molto ricco), questa rimane incinta e pensa di proporre allo zio di riconoscere il figlio. Questo accetta poiché, dopo ben quattro anni di matrimonio, non ha ancora avuto un erede a cui lasciare tutta la sua “roba” dalla moglie legittima, Mita. La giovane, accusata di essere sterile perde il marito e le ricchezze a causa di Tuzza e si rifugia nella casa della zia in campagna che è vicina a quella di Liolà.
Il giovane, che dopo aver messo incinta Tuzza le aveva chiesto di sposarlo, offeso dal rifiuto, decide di vendicarsi e propone a Mita di far quel che ha fatto l’altra donna, di copiarle interamente il piano. Mita inizialmente rifiuta ma lascia la sua porta aperta e passa così la notte con Liolà. Resta quindi incinta e, dopo averlo annunciato al marito, questo lascia Tuzza e si ricongiunge alla moglie. Per sistemare un po’ la faccenda, chiede a Liolà di sposare la nipote ma lui dice che in quel modo perderebbe tutte le sue belle canzoni e la sua spensieratezza ma è ben lieto, per mettersi la coscienza a posto, di prendere con se il figlio che alleverà per lui la madre. Tuzza, dopo aver udito queste parole, si scaglia furiosa contro lui con un coltello ma riesce a ferirlo solo lievemente.
La storia si conclude con l’ininterrotto pianto della giovane.
Alla commedia manca il finale, notò sull'«Avanti!» Antonio Gramsci, «per il pubblico ci voleva il sangue o il matrimonio»; tuttavia aggiunse: «è il prodotto migliore dell'energia letteraria di Luigi Pirandello